Storia di ordinario… disordine

8-soluzioni-per-tenere-in-ordine-abiti-e-accessori

Non è semplice descrivere cosa smuova un processo di riordino, per ciascuno è diverso, ma certamente affascinante.

Una bella storia, raccontata da chi l’ha vissuta in prima persona: non ci sono parole migliori.

Per molti anni, vivendo da sola, i miei vestiti erano in giro per casa, ma non provavo né particolare fastidio, né noia nell’averli così.
Durante gli incontri con Chiara nel mio percorso di Coaching è emersa la voglia di ricerca d’ordine e chiarezza e, con essa, è arrivata in modo quasi naturale l’esigenza di riordinare i miei abiti nell’armadio. Troppa confusione fuori, intorno… troppo poco senso di identità con quello che mi circondava, ma non mi apparteneva. Sentendo crescere questo desiderio l’ho esternato e… mi sono fatta guidare in una concreta scoperta dei “meandri dei miei armadi”.

Fino a quel momento ero solo consapevole di avere tanti abiti un po’ ovunque ma non di cosa giacesse (e si nascondesse) veramente nel mio armadio. C’erano vari abiti spiegazzati e buttati lì e quelli appesi erano anche, in parte, sovrapposti in un solo appendino. Superato il piccolo shock di presa di coscienza di quanto vedevo e mostravo (per l’ occasione non mi ero preparata ma completamente affidata all’ esperta del settore), ho guardato Chiara con occhi persi e lei mi ha regalato questa sorta di scossa domandomi: “Provi amore per questi vestiti?” Io, sul subito non avevo ben capito, non ero abituata ad associare emozioni alle cose, ma mi sono lasciata trasportare . E nel decidere cosa tenere e cosa buttare ho messo in gioco, per l’ appunto, sentimenti ed emozioni. Ho iniziato a pensare se provassi gioia o comunque belle sensazioni alla loro vista o toccandoli. Persino pensando alla loro destinazione. (Come ci vestiamo è sempre il nostro biglietto da visita nel mondo esterno, ndr)
Prima che Chiara mi consigliasse di abolire questa distinzione e tornare solo a scegliere in base a ciò che sentivo e provavo, dividevo infatti gli abiti da indossare per il lavoro da quelli per uscire, Il suo sostegno e la sua continua, seppur mai inopportuna, interrogazione su quali fossero le mie abitudini, le mie preferenze o i miei desideri ed altre mille domande, tutte volte a farmi attraversare in quel momento parecchi stati d’ animo, sono state il motore che ha azionato il mio essere “pulitrice” ( o cleaner, ndr)
Insieme a lei ho compiuto un viaggio esperienziale: confesso che i dubbi erano tanti, come ad esempio: ”E se poi butto qualcosa che mi serve?” Oppure: ”Metti che un giorno dimagrisco e non ho più quell’ abito che poteva andarmi bene?”
Tutti leciti interrogativi durante questa operazione di space clearing ma, alla luce di ciò che ho sperimentato, completamente inutili perché, credetemi, godendo del risultato ottenuto, cioè di una splendida panoramica di abiti riposti ognuno con il proprio appendino, che quasi ti ringraziano perché hai donato loro il giusto spazio e agio, neanche più ti ricordi di cosa hai buttato (anche se proprio tanto!!!).
Questo lavoro di riordino permette di stabilire un punto di arrivo in cui è possibile finalmente sprecare meno energie a trovare “qualcosa” perché non è più in mezzo alla confusione, ma si trova ora a disposizione, con un suo posto, deciso da te. Chiara mi ha invitata all’autonomia e alla responsabilità delle decisioni, non ha mai scelto per me. Cosa che si è rivelata indispensabile per altri aspetti della mia vita: imparare a mettere delle priorità chiare. E rispettarle senza scuse.

Ho compreso anche che questo processo vale per “tutto il resto”, per tutto ciò che fa parte del mondo che c’è dentro. Spero che anche tu che mi stai leggendo, lo possa scoprire… ascoltando il tuo armadio.

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